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CONTRIBUTI SCIENTIFICI – Scientific Papers

Volume:

Biochimica Clinica 2023; 47(1) 046-55

Pubblicato on-line:

Novembre 23, 2022

DOI:

10.19186/BC_2022.074

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Vantaggi dei marcatori di ox-infiammazione nella valutazione dello stato di allenamento negli sport ad alta intensità: dati preliminari
Utility of ox-inflammation markers in assessing training status in high-intensity sports: preliminar results

AUTORI

Andrea Bolner1, Carlo Berizzi2, Giuliano Corradini3
1Oxilab, Villafranca di Verona
2Nutrivector, Mogliano Veneto, Treviso
3Centro Atlante, Verona

ABSTRACT

Utility of ox-inflammation markers in assessing training status in high-intensity sports: preliminar results

Introduction: the increase in high-intensity fraction of training shifts the ox-inflammation balance towards a more oxidizing environment, overcoming the antioxidant barrier and causing molecular oxidative damage, impaired performance and greater risk of injury for athletes.
Methods: a team of male cyclists and one of female basketball players were evaluated during a competitive season. A number of serum parameters usually employed in sports medicine together with some ox-inflammation biomarkers most recently suggested, were measured at definite intervals of time.
Results: significant variations related to the extent of workload were observed for several biomarkers; glutathione (GSH), 3-nitrotyrosine (3NT) and 8-hydroxy-deoxy-guanosine (8OHdG) showed the greatest (exceeding the limits of the referenge ranges) and most significant changes (exceeding the reference change values, RCV).
Discussion: the measurements of ox-inflammation biomarkers allowed to evaluate the extent of oxidative imbalance determined by training. In cyclists, which were subjected to the highest workloads and for a longer time, the increasing of 3NT levels suggested that the antioxidant systems was not completely able to neutralize the imbalance, causing a progressive oxidative damage on proteins. The lower levels of 3NT and 8OHdG in basketball players showed that minor workloads have lower impact on the imbalance. Since ox-inflammation biomarkers vary with training load with greater amplitude and significance compared to other parameters, their measurements are proposed for the evaluation of the effects of training programs in athletes

INTRODUZIONE
L’attività fisica intensa è causa di infiammazione e produzione di molecole ossidanti che inducono fisiologicamente l’organismo ad una risposta contro-regolatoria volta al ripristino dell’omeostasi (1-6). Questo risultato dipende da una sinergia tra reazioni di ossido-riduzione, coinvolgendo messaggeri e modulatori epigenetici (7-13). L’alterazione di questo equilibrio può comportare la stabilizzazione di uno stato infiammatorio cronico dovuto ad un circolo vizioso nel quale l’ambiente pro-ossidante persistente innesca uno stato pro-infiammatorio sub-clinico sistemico (14-16). Questa condizione, nota come “ox-infiammazione” è stata associata nella pratica sportiva ad allenamenti eccessivi (sovrallenamento) e si ritiene che possa essere implicata a breve termine, nella compromissione delle prestazioni dell’atleta e a medio-lungo termine, nella comparsa di patologie e disfunzioni metaboliche (17-20).
Attività motoria e nutrizione sono direttamente coinvolte nel mantenimento dell’omeostasi: la prima in quanto potenzialmente coinvolta nell’innesco del processo ox-infiammatorio (21-23), la seconda per la sua incidenza sulla composizione e sull’efficacia della barriera antiossidante (24-33).
Nonostante la sua centralità per il mantenimento dell’equilibrio ox-infiammatorio, il carico di lavoro viene spesso definito da allenatori e preparatori atletici con scarsa considerazione dei dati nutrizionali, fisio-metabolici e biochimici degli atleti.
In uno studio precedente era stato dimostrato che l’incremento della frazione ad alta intensità dell’allenamento era in grado di spostare l’equilibrio verso un ambiente più ossidante (34), superando il sistema di difesa antiossidante e procurando danni ossidativi alle strutture proteiche, con possibili ricadute nella compromissione delle prestazioni sportive e nel maggiore rischio di subire infortunio (35-38).
Poiché ciclismo e basket sono attività in cui domina la componente ad alta intensità del lavoro muscolare (39), è parso interessante studiare in questi sport le variazioni dello stato ox-infiammatorio e gli eventuali danni conseguenti.
Scopo di questo studio è la descrizione di queste modificazioni attraverso le misure di alcuni marcatori di ox-infiammazione e di altri parametri biochimici da tempo utilizzati per monitorare i carichi di lavoro e l’efficacia dell’allenamento.
Nel corso di una stagione agonistica sono stati misurati, alcuni biomarcatori di danno muscolare, di equilibrio anabolico, di infiammazione, di equilibrio ox-infiammatorio, componenti della barriera antiossidante endogena non enzimatica e indicatori di danno ossidativo (40-43) in campioni di sangue raccolti a regolari intervalli di tempo da due gruppi di atleti, uno di ciclisti ed uno di giocatrici di basket.

METODI
Popolazione studiata e modalità di valutazione
Lo studio è stato approvato dal Comitato Etico delle province di Verona e Rovigo (prot. n. 28375 del 10/05/2021). Sono stati arruolati due gruppi di atleti: una squadra maschile di ciclisti semi-professionisti (gruppo CIC, n=5, età 19-24 anni) ed una di basket del campionato italiano femminile di serie A2 (gruppo BSK, n=6, età 20-29 anni). Ogni atleta è stato valutato con cadenza mensile: le raccolte di sangue del gruppo CIC sono state condotte a partire dal mese di febbraio (visita V4) dopo il termine della fase di preparazione svolta da novembre a gennaio (visite V1-V3), e per tutta la seguente stagione agonistica, da marzo ad ottobre (visite V5-V12).
Nel gruppo BSK le raccolte dei campioni sono iniziate a partire dal mese di gennaio (visita V4) dopo il termine della fase di preparazione svolta da ottobre a dicembre (visite V1-V3) e per tutta la seguente stagione agonistica, da febbraio fino a giugno (visite V5-V8).
Le visite sono state condotte al mattino a distanza di 48 ore dai giorni di gara e di allenamento.

Parametri misurati
I campioni di sangue sono stati raccolti in provette sottovuoto con EDTA o senza anticoagulante, secondo quanto previsto dai metodi analitici. Dopo il campionamento, le provette sono state centrifugate a
3 500 rpm per 10 minuti a 4°C ed i campioni di siero destinati alla misurazione dei biomarcatori di ox-infiammazione sono stati congelati a -80°C fino al momento dell’analisi. In Tabella 1 sono elencati i biomarcatori misurati con i rispettivi metodi analitici.
Le valutazioni dello stato di idratazione, della composizione corporea e della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) sono state eseguite ogni 2 mesi mediante spettroscopia a bioimpedenza (Bio-Impedance Spectrum Analyser System 4000B, Xitron, Ann Arbor, USA) e fotopletismografia (PPG Stress Flow, Biotekna, Venezia). Gli apporti nutrizionali individuali sono stati valutati ogni 2 mesi in base alle informazioni fornite dagli atleti utilizzando un sistema che integra il questionario delle frequenze alimentari (FFQ) con il riepilogo delle 24 ore in modo automatizzato mediante accesso al portale Nutrivector®.
I programmi di allenamento decisi dai tecnici delle squadre non sono stati modificati né condizionati dai risultati delle misurazioni effettuate in corso di studio; i carichi di lavoro sostenuti in allenamento ed in gara sono stati espressi in equivalenti metabolici (MET), intendendo una unità MET pari ad 1 chilocaloria o 3,5 mL di ossigeno consumati per chilogrammo di peso corporeo per minuto di attività.

Analisi statistica
Per ciascuna delle variabili in studio sono stati calcolati i valori della mediana e dell’intervallo interquartile (IQR); le variazioni percentuali delle mediane calcolate per ciascuna visita rispetto alla precedente sono state confrontate con i valori di differenza critica (reference change values, RCV) riportati in letteratura per ciascun parametro, secondo l’attuale stato dell’arte (34,44): le variazioni che superavano i singoli RCV sono state considerate significative. Il confronto statistico tra i dati ottenuti ad ogni visita rispetto alla precedente è stato eseguito mediante test t per dati dipendenti, con valore di significatività p <0,05.

RISULTATI
A causa delle evidenti differenze di genere, di attività e programmi di allenamento, i risultati ottenuti sono stati considerati separatamente per ciascun gruppo di appartenenza.
All’interno di ciascun gruppo, gli atleti hanno seguito i medesimi programmi di allenamento e partecipato alle medesime competizioni per l’intera stagione agonistica. Nel gruppo CIC, i carichi di lavoro espressi come somma delle attività in gara e in allenamento sono risultati massimi tra il quinto (V5) e l’ottavo mese (V8) (Tabella 2). Nel gruppo BSK, il valore massimo del carico è stato registrato al quinto mese (V5), in coincidenza con l’intensificazione delle gare dovuta alle precedenti limitazioni imposte dalla pandemia COVID-19 ed alle conseguenti modificazioni del calendario di campionato (Tabella 3).
Le abitudini nutrizionali sono risultate molto simili e pressoché costanti tra gli atleti di ciascun gruppo per l’intero periodo di osservazione: nel gruppo CIC l’apporto energetico era compreso tra 190 e 240 KJ/Kg/die con apporti di carboidrati, proteine e grassi rispettivamente tra 6,0 e 9,0; 1,3 e 1,5; 0,9 e 1,2 g/Kg, con un consumo di frutta e verdura tra 3 e 5 porzioni al giorno. Nel gruppo BSK l’apporto energetico era compreso tra 110 e 140 KJ/Kg/die con apporti di carboidrati, proteine e grassi rispettivamente tra 3,0 e 6,0; 1,4 e 1,8; 0,7 e 1,0 g/Kg con un consumo di frutta e verdura tra 3 e 6 porzioni al giorno.
Le misurazioni dello stato di idratazione e della composizione corporea non hanno evidenziato variazioni di rilievo tra la visita di inizio e quella di fine stagione. Unica eccezione è rappresentata dalle misure di HRV che nel gruppo CIC hanno mostrato una graduale diminuzione (dati non riportati).
Nel gruppo CIC il rapporto testosterone/cortisolo (T/COR) presentava un massimo alla V7 seguito da un progressivo calo fino al ritorno a valori analoghi alla V4 nel finale di stagione.
Le mediane dei biomarcatori di danno muscolare (creatina chinasi, CK ed urea) ed emopoiesi [eritrociti (GR), leucociti (GB), emoglobina (Hb), ematocrito (HCT), piastrine (PLT), neutrofili (NE), linfociti (LF)] hanno evidenziato andamenti riconducibili ai carichi: in particolare, le misure di CK sono risultate quasi invariabilmente maggiori del limite superiore di riferimento (LSR). Tra i marcatori dell’infiammazione, la proteina C reattiva, misurata con metodi ad elevata sensibilità (hsPCR), ha raggiunto valori massimi alla V7 in correlazione con il picco del carico di lavoro, ma le mediane non hanno mai superato il LSR. Dopo una diminuzione della hsCRP coincisa con i ridotti carichi di lavoro tra V8 e V9, nel gruppo CIC si è osservata una nuova risalita tra V10 e V11, pur in presenza di un ulteriore calo del lavoro muscolare. Correlate, ma in anticipo rispetto agli andamenti di hsCRP, sono risultate le misure di IL-6, inizialmente compensate dai livelli massimi di IL-10 (tra V4 e V5) poi progressivamente diminuiti in corso di stagione. I radicali liberi nel gruppo CIC, espressi come perossidi totali (dROMs), sono tendenzialmente aumentati tra V4 e V12 ma sono rimasti sempre tra il 50mo e il 75mo percentile della popolazione generale. Poiché le misure del potenziale biologico antiossidante (BAP), sempre sub-ottimali, non hanno evidenziato sostanziali variazioni, l’indice redox è progressivamente diminuito in corso di stagione. Le misure della barriera antiossidante endogena, rappresentata dal glutatione ridotto (GSH), hanno evidenziato un andamento bifasico, con un primo valore massimo a V4 seguito da un secondo di ampiezza paragonabile, a V8-V10 (Figura 1). Il rapporto glutatione ridotto/ossidato (GSH/GSSG) è rimasto quasi sempre al di sotto del limite inferiore dell’intervallo di riferimento (LIR), indice di un consumo costantemente elevato di riducenti; al limite di soglia o sub-ottimali sono risultati anche i valori di tioli plasmatici (SH). Analogamente al glutatione, anche 3 nitrotirosina (3NT) ha evidenziato un andamento multifasico in CIC, con massimi progressivamente crescenti alle visite V5, V7 e V10 (tutti superiori a LSR) (Figura 1). Meno nette, ma sincrone con 3NT, sono risultate le oscillazioni di 8-idrossi-deossi-guanosina (OHdG), forma molecolare ossidata della guanosina, con aumenti oltre LSR alle visite V5 e V8-V9 e con contemporanei decrementi compensatori della forma nativa del nucleoside 2-deossi-guanosina (2dG).
Nel gruppo BSK, dopo un massimo misurato alla V4, il rapporto testosterone/cortisolo (T/COR) è diminuito alla V5 in coincidenza con il picco del carico di lavoro: anche il rapporto deidro-epiandrosterone/cortisolo (DHEA/COR) ha mostrato andamenti correlati del tutto analoghi (dati non riportati). I biomarcatori di danno muscolare ed emopoiesi hanno evidenziato anche in questo gruppo andamenti riconducibili ai carichi. La hsPCR ha raggiunto valori massimi alla V5 mentre i livelli di entrambe le interleuchine non sono variati in modo apprezzabile tra V4 e V8. Tanto dROMs quanto BAP non hanno mostrato variazioni particolari in corso di stagione ed i discreti livelli di barriera antiossidante osservati hanno permesso il mantenimento dell’indice redox in condizioni ottimali per tutto il periodo. Anche in questo gruppo, le misure di GSH hanno mostrato un andamento bifasico, con un primo valore massimo a V5 seguito da un secondo di ampiezza paragonabile, a V7-V8 (Figura 2). Il rapporto GSH/GSSG è risultato sub-ottimale soltanto alle visite V4 e V6 mentre i valori di SH sono rimasti sempre ottimali. Analogamente 3NT ha evidenziato un andamento multifasico con massimi progressivamente crescenti alle visite V5 e V7 (Figura 2). Le variazioni di 8OHdG sono rimaste sempre all’interno dell’intevallo di riferimento e non hanno evidenziato incrementi di danno ossidativo a carico degli acidi nucleici. Sono stati tuttavia misurati decrementi compensatori di 2dG tra V4 e V7, indicativi dell’avvenuta attivazione dei meccanismi di riparazione del DNA.

DISCUSSIONE
I due gruppi di atleti, per quanto numericamente limitati, erano caratterizzati da una sostanziale omogeneità intrinseca di età, genere, programmi di allenamento, abitudini nutrizionali e stile di vita. Tali circostanze, assieme alla complessiva invarianza dei valori impedenziometrici in corso di stagione, hanno reso possibile una valutazione più obiettiva delle variazioni illeri M, Bosello O, et al. Oxidative damage on nucleobases and Hoehn-Yahr stage in Parkinson’s disease. Am J Res Med Sci 2018; 3:36-47.dei biomarcatori dello stato di allenamento all’interno di ciascun gruppo, diminuendo le variabili in gioco ed evidenziando maggiormente gli effetti su di esse dei carichi di lavoro. Le nette diversità tra questi (Tabelle 2 e 3) nonché le differenze di genere e di sport praticato dai due gruppi hanno imposto di valutare separatamente i risultati ottenuti dai quali sono emerse tuttavia alcune interessanti analogie.
Considerando i rapporti T/COR e DHEA/COR, utilizzati come indicatori del bilancio anabolico/catabolico muscolare, è stato possibile osservare che i programmi di preparazione scelti dai tecnici di entrambe le squadre hanno avuto un iniziale successo in quanto i valori anabolici massimi sono stati ottenuti in prossimità del primo picco di attività, laddove era prevedibile fosse massimo l’impegno muscolare degli atleti. In entrambi i gruppi, le variazioni di CK ed urea, rispettivamente marcatori di danno tissutale muscolare e catabolismo proteico, seguivano quello dei carichi di lavoro, con la differenza che in BSK i valori dell’enzima rimanevano quasi sempre entro l’intervallo di riferimento, mentre in CIC erano quasi invariabilmente oltre il LSR; in questi atleti, CK presentava anche una consistente risalita a fine stagione, inattesa in quanto non correlabile con la diminuzione dei carichi di lavoro avvenuta in questa fase. Solo raramente però le variazioni di urea e CK tra una visita e l’altra sono risultate superiori ai rispettivi RCV (Figure 3 e 4).
I marcatori eritropoietici GR, HCT e Hb sono rimasti stabili in BSK, con una leggera tendenza all’incremento di Hb in corso di stagione: in CIC, invece, hanno mostrato flessioni in corrispondenza dei picchi dei carichi di lavoro, successivamente compensate a fine stagione. In mancanza di dati relativi al metabolismo del ferro, non è stato possibile valutare se le cause di tali diminuzioni fossero legate alla sua disponibilità: comunque, solo in un caso, quello dei GR alla V12, tali variazioni sono risultate significative. Che l’esercizio fisico potesse causare aumenti transitori di GB e PLT in relazione all’intensità del lavoro muscolare era atteso in quanto questi dati sono già stati in precedenza riportati (45). Nel nostro studio, i valori più elevati di GB e PLT sono stati misurati in corrispondenza dei rispettivi massimi dei carichi di lavoro ma sono rimasti sempre all’interno dell’intervallo di riferimento ed in nessun caso le variazioni osservate sono risultate significative. Alcuni autori hanno anche descritto variazioni selettive dei NE e del rapporto NE/LF nella sindrome da sovrallenamento (46-47). Nel nostro studio questo dato non è emerso chiaramente: abbiamo soltanto potuto osservare che il gruppo CIC presentava valori di NE mediamente inferiori rispetto a BSK, che oscillavano in corso di stagione ma in modo non significativo e difficilmente interpretabile.
Relativamente ai marcatori d’infiammazione, le mediane di hsPCR, parametro ormai abitualmente utilizzato in medicina dello sport, sono variate in modo sincrono con i carichi di lavoro, con massimi in corrispondenza dei carichi maggiori ma sempre inferiori al LSR. In CIC, in modo più evidente, gli andamenti di hsPCR erano anche correlati a quelli dei marcatori di eritropoiesi, dei GB e del CK: in particolare, per quest’ultimo parametro è stato interessante osservare che i già sottolineati incrementi di fine stagione, non correlabili al diminuito carico di lavoro, erano invece accompagnati da incrementi di hsPCR, a suggerire la base infiammatoria dello stress tissutale che verosimilmente si era verificato in questi atleti per sovraccarico di lavoro e conseguente superamento della soglia fisiologica di riparazione del danno. Anche nel gruppo BSK, il picco di hsPCR è stato registrato in corrispondenza del massimo carico di lavoro: il successivo graduale ritorno ai valori basali nel finale di stagione ha indicato il progressivo ripristino dell’omeostasi tissutale. Ancora una volta però, in nessun caso le variazioni di hsPCR sono risultate significative. Poiché hsPCR è una proteina della fase acuta indotta da IL-6, citochina pro-infiammatoria, era logico attendersi che le variazioni di questi due marcatori fossero tra loro correlate. Infatti, nel gruppo CIC, IL-6 ha presentato un primo valore elevato alla V5, superiore al LSR ed un secondo innalzamento, di ampiezza minore, alla V11 nel finale di stagione. Solo il primo dei due massimi di IL-6 è però coinciso con i valori più elevati di IL-10, citochina anti-infiammatoria, misurati al termine della fase di preparazione (V4-V5). La successiva graduale diminuzione di IL-10 tenderebbe a dimostrare un progressivo calo della risposta anti-infiammatoria che potrebbe spiegare la crisi osservata in CIC nelle visite finali, sostenuta forse più da una diminuzione di IL-10 che da un aumento di IL-6. Tale circostanza suggerisce come il rapporto IL-6/IL-10 possa rendere più efficace l’interpretazione delle varizioni di queste citochine in risposta ai carichi di lavoro.
A differenza del gruppo CIC, in BSK nessuna delle interleuchine ha mai mostrato variazioni apprezzabili. I valori osservati, sempre nell’intervallo di riferimento e inferiori rispetto a quelli del gruppo CIC, assieme ai livelli di hsPCR tendono a descrivere un minore impatto “stressogeno” dell’attività muscolare in questo gruppo, come ci si potrebbe attendere considerato il minore carico di lavoro rispetto CIC. Tuttavia, la valutazione di valori oscillanti all’interno dell’intervallo di riferimento e prossimi al limite di quantificazione del metodo, per quanto ottenuti con metodi analitici ad alta sensibilità, lascia spazio a dubbi ed incertezze interpretative.
La minore incidenza del carico di lavoro nel gruppo BSK rispetto a CIC sembra evidenziata anche dalle misure di dROMs, BAP e indice redox: in BSK, l’equilibrio ox-infiammatorio è rimasto per tutto il periodo al di sopra della soglia minima desiderabile, soprattutto a causa della buona consistenza della barriera antiossidante. Situazione contraria è stata invece osservata nel gruppo CIC nei quali l’aumento dei radicali liberi in corso di stagione non è stato compensato da adeguati valori di BAP, con conseguenti Indici redox costantemente sub-ottimali.
Poichè in CIC le concentrazioni di GSH e SH, componenti della barriera endogena, sono aumentate con i carichi di lavoro, sebbene in modo non significativo, per il noto effetto contro-regolatorio indotto dall’aumento dei radicali liberi, si deve ipotizzare che l’insufficienza della risposta antiossidante possa essere attribuita in maggior misura all’esiguità della componente esogena della barriera e, pertanto, all’insufficiente apporto nutrizionale di antiossidanti nelle fasi di maggior carico.
Le condizioni pro-infiammatorie indotte dai maggiori carichi assieme alla persistente alterazione dell’equilibrio ossidativo in CIC sono state le probabili cause della comparsa in circolo delle specie ossidate 3NT e 8OHdG. Il biomarcatore di ossidazione delle proteine 3NT presentava infatti valori di picco alle visite V5, V7 e V10, correlati ai carichi di lavoro e di ampiezza crescente alternati ad altrettante valli nelle quali i livelli non ritornavano mai ai valori basali ma si elevavano progressivamente rimanendo ben superiori al LSR anche a fine stagione (Figura 1). In corrispondenza dei valori massimi di 3NT alle viste V5 e V10 sono state osservate elevazioni del rapporto GSH/GSSG che suggerivano la contemporanea attivazione della risposta antiossidante endogena, risultata però insufficiente per ripristinare l’omeostasi. Diversamente dai biomarcatori fin qui considerati, quasi tutte le mediane di GSH/GSSG e tutte le mediane di 3NT calcolate nelle varie visite erano al di fuori degli intervalli di riferimento (Tabella 2) e le variazioni percentuali tra visite successive erano in molti casi significative (Figura 3). Meno nette, ma comunque evidenti, sono state anche le variazioni nel gruppo CIC di 8OHdG, marcatore di ossidazione degli acidi nucleici: i valori di picco, superiori a LSR, sono stati misurati alla V5 e V8 con contemporanee diminuzioni delle mediane del nucleoside non ossidato 2dG, dovute all’attivazione dei meccanismi di riparazione del DNA e sostituzione del nucleoside ossidato con quello nativo (48). Anche per questi parametri le variazioni tra le visite sono risultate in molti casi significative (Figura 3).
Pur in condizioni di migliore equilibrio ox-infiammatorio, anche nel gruppo BSK si sono potuti osservare innalzamenti di 3NT con valori massimi alle visite V5 e V7 (il secondo più alto del primo), mentre si è avuto un ritorno al valore basale a fine stagione (V8) (Figura 2). Si deve sottolineare a tale proposito che la visita finale in questo gruppo è stata condotta dopo circa 20 giorni di sospensione totale dell’attività, un periodo di riposo che è stato evidentemente sufficiente per riparare il danno ossidativo. In questo gruppo, 8OHdG è sempre rimasta inferiore a LSR ma con variazioni significative e cenni di attivazione dei meccanismi di riparazione del DNA alle visite V6 e V7 (Figura 4).

CONCLUSIONI
E’ noto che l’infiammazione e l’alterazione dell’equilibrio ossidativo sono processi metabolici in grado di auto-alimentarsi: se non contrastati, essi possono favorire la comparsa di eccessi di radicali liberi che causano ossidazione di molecole, alterazioni cellulari, disfunzioni tissutali e, negli atleti, diminuzioni delle prestazioni e maggiori rischi d’infortunio. I biomarcatori d’infiammazione possono evidenziare l’accensione o lo spegnimento della cascata infiammatoria ma non sono in grado di quantificare l’entità del danno molecolare e cellulare da essa causato: i biomarcatori di ox-infiammazione, invece, possono offrire questa opportunità.
Pur con le evidenti diversità tra i due gruppi in esame e la loro limitata numerosità, i risultati preliminari dello studio hanno mostrato che le concentrazioni ematiche di alcuni parametri biochimici variano in modo correlato con l’entità del carico di lavoro cui gli atleti sono sottoposti. Tali variazioni sono state osservate sia per alcuni tra i parametri più frequentemente utilizzati in medicina dello sport, sia per i marcatori di ossidazione 3NT ed 8OHdG e di barriera antiossidante GSH. Le variazioni di questi ultimi sono però risultate di maggiore ampiezza (superamenti della soglia di normalità) e più frequentemente significative (superamento dei rispettivi RCV%) rispetto ai primi, nonostante le loro ampie variabilità biologiche.
Per tali ragioni, la misurazione di alcuni marcatori di ox-infiammazione può rappresentare un utile strumento per valutare le ricadute tissutali dei programmi nutrizionali e di allenamento seguiti dagli atleti.

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